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Piccolo dolce ciclamino
perché te ne stai
tutto solo e spensierato
sul rigido pendio?
Quanti sogni quanti ricordi
racchiudi in te!
Rammenti ora
alla fioca luce della luna
quando un piccolo fanciullo
veniva a confidarsi con le stelle?
Quanti pensieri,
quante parole giungevano a te
in quelle notti di fiaba!
E l'aria si riempiva delle sue parole
come il cielo si riempie di stelle
quando si fa sera.
Quanti sogni di castelli incantati
di prati sconfinati
d'immense foreste,
di laghi azzurri
come il cielo più terso
di profonde grotte
luccicanti di rubini e diamanti,
confondevano la loro luce
con quella del sole
e gareggiavano tra di loro,
quasi per mostrare
a chi non c'era,
quanto splendore
avevano in se.
Ma i sogni
finivano presto
una voce lontana
lo richiamava alla realtà
e levando le mani dal capo
volgeva uno sguardo a te,
piccolo ciclamino.
Quanta pietà in quello sguardo!
I suoi occhi a mandorla
Rilucevano
come due gocce di rugiada
sotto i primi raggi
di un sole ancora stanco.
Poi dopo qualche attimo
si alzava
e
a piccoli passi
sì allontanava
verso la casa natia.
Povero piccolo fanciullo!
tu volevi sfuggire questa triste realtà,
nel tuo mondo di sogni,
ma la realtà è troppo dura
per potersene allontanare
così presto!
( Giovanni Roi - 10-10 -71)
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