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Diario di un viaggio. Milano - San Francisco, 26 agosto 2001

L’ abitudine e l’ “Altro”

Mentre il mio aereo lentamente solca il cielo la mia mente ripercorre gli ultimi atti passati a Milano, gli incontri , i volti noti e una domanda si pone alla mia mente. Ma cos’è che ispira gli incontri? Cos’è che cerchiamo negli altri? Troppo spesso il tempo, la fretta e un desiderio troppo intenso ci portano a non riflettere su quella consuetudine che ci porta a desiderare l’incontro con gli altri e troppo spesso una sottile delusione dipinge di grigio le ultime frasi dei nostri incontri, come se ci fosse qualcosa di troppo o forse qualcosa che è troppo scontata. Ma cos' è questa ? E’ forse una abitudine? Ogni volta che guardiamo un volto, ogni volta che incontriamo l' Altro c'è sempre una immagine che precede l' incontro, come se quello che cerchiamo nell' altro è il volto conosciuto, quello che più ci e' abituale , ed è proprio questo che ci fà sorridere, allargare le braccia nell' incontro con l' Altro. E noi abbiamo bisogno di questa immagine, cerchiamo questa immagine rassicurante o e' l'Altro colui che vogliamo incontrare?. Forse non c'è in tutto questo una serie di ricerca del conosciuto, di un volto a cui siamo abituati, che ci è consueto e che ci dona quella sicurezza che al fondo ognuno di noi desidera? Viviamo ogni giorno cercando qualcosa che illumini quella opacità di ogni giorno eppure quando ci si presenta l'Altro è il suo volto conosciuto che cerchiamo, e non quella novità che porta con se. Cosi non ci accorgiamo che in questo incontro perdiamo dell' altro tutta la novità e la ricchezza che porta con se e che è ogni giorno diversa. Cosi non ci accorgiamo che quella "abitudine" offusca la novità dell'altro per una rassicurante immagine conosciuta.

Nel mentre le parole corrono una dietro l' altra il mio aereo ha già percorso oltre tre ore di volo, la sua rotta lo porta a solcare ora l' atlantico, dopo aver oltrepassato l' Irlanda e volando in pieno oceano. Il viaggio prosegue tranquillo, dopo un' ottima cena e un divertente film in italiano. Ora , dopo la cena, mentre mi gusto un bicchiere di Curvoisier, la mia mente ripercorre il viaggio iniziato, ripenso alle due ultime amiche salutate al telefono prima di salire in aereo, ai loro volti, alle nostre parole che si sono incontrate , avvicinate, ai sentimenti che sono sgorgati dal mio cuore e a quanto conosco di ognuna di loro e forse anche a quanto io mi faccia conoscere a loro. Ci sono abitudini che non segnano solo l'incontro con l' altro , ma che contraddistinguono anche il modo con cui noi ci facciamo conoscere dagli altri, forse perché anche noi, troppe volte, amiamo che gli altri incontrino la nostra immagine e sotto sotto, vogliamo che restino sufficientemente distanti da ciò che al fondo siamo, tanto da farci conservare quella maschera di apparente soddisfazione sul volto. Forse non vogliamo avvicinarci troppo o non vogliamo farci troppo avvicinare, quasi che quella vicinanza possa lasciare trasparire la nostra essenza, la nostra verità profonda all' Altro.

Sono le 17.34 e dopo oltre cinque ore di volo proseguiamo lentamente verso la prima meta di questo viaggio, Washingthon, ma sempre ritornano alla mia mente queste parole sulla vicinanza, sul nostro volto e sul volto dell' Altro. Ripenso a tutti gli incontri, alle mani strette, a quelle figure che hanno illuminato la mia esistenza e nel ripercorrere quelle scene una immagine mi ritorna alla mente. Ogni volta in cui avevo incontrato quei volti, quegli uomini saggi che hanno mutato con le loro parole, con i loro silenzi la mia vita, ognuna di quelle volte vi era una costante in quegli incontri : ognuno di loro si era posto verso di me senza difese, senza barriere, senza preconcetti, ma con quella apertura del maestro che accoglie il discepolo e che a lui tende la mano. Ad ogni incontro ognuno di quei saggi aveva svelato il suo cuore, la sua anima a me senza porre maschere, senza alzare difese. La verità non ha bisogno di barriere per difendersi, basta a se stessa. E ogni volta in cui ripenso a quegli incontri mi ritornano alla mente attimi pieni di luce, ricchi di affetto, pieni di quella densità di vita comune a chi ha tanto amato e tanto sofferto. E ogni volta in cui ripenso ancora a quegli incontri mi rendo conto che una cosa li aveva sempre contraddistinti: avevo avuto il coraggio di mettermi in gioco con loro, avevo avuto la forza di mettermi in discussione per far si che la loro verità permeasse la corazza del mio cuore e la loro verità mutasse la mia vita.

Un incontro, ogni incontro, quando è vero ci porta sempre a cambiare. Forse è vero, un incontro per essere vero, per spezzare le catene dell'abitudine, per farci avvicinare alla verità dell' altro, deve avere il palpito di un atto d' amore al quale ci apprestiamo abbandonando, poco alla volta, tutti i nostri vestiti, lasciando cadere le maschere della consuetudine.

La vita è di per se stessa un bellissimo viaggio ma non è possibile riempire la gerla dei ricordi se ogni giorno non abbiamo il coraggio di svuotarla, di togliere quelle immagini che oramai fanno parte di noi per fare spazio a nuove esperienze, a nuovi avvenimenti. Ma è difficile cambiare, è difficile rinunciare a qualcosa di noi, perché siamo troppo abituati a ciò che siamo per desiderare di metterci in gioco e scoprire parti nuove inaspettate di noi stessi e degli Altri. Il conosciuto, l’ abitudine è sempre più forte del desiderio di cambiare, di aprirsi a nuovi orizzonti e cosi, senza accorgercene, gli incontri passano invano e il tempo trascina con se i nostri dimenticati desideri.

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