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Immobilità
di qualcosa d'uniforme
che eppure anche se spenta
vive.
Gente che cammina
anche con un volto strano
dinevitabilmente uguale
a ciò
che l'immobilità
genera.
Creato
da un'umile gesto
che vuole essere
eppure
rimane sempre, solo,
un gesto
senza un filo
d'umano
solo di qualcosa
che si ripete
nella continuità
che non è mia
eppure E'.
Tendere a un vuoto
che lasci il fondo
e un'amarezza stanca
nella felicità dell'attimo
che ha generato il vuoto.
E il tempo
trasforma
in visi uguali
i corpi di cadaveri
che gemono
di un'esistenza astratta
amorfa e livida
delle tenebre vuote
di pensieri.
Poi il ritorno
alla tendente unione
di un'eternità perfetta.
( Giovanni Roi - 16.5.74)
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